Danno morale del prossimo congiunto (moglie): sussistente anche per danno biologico al 30%

 

Una recente sentenza della Corte d’Appello de L’Aquila ha riformato una sentenza emessa dal Tribunale di Pescara nella quale non veniva riconosciuto il danno morale/esistenziale alla moglie di un soggetto che, a causa di un errore tecnico durante un intervento, aveva riportato una invalidità del 30%.

Nonostante la sentenza appellata ritenesse che “la gravità del danno alla personasubito dalla vittima primaria è indubbiamente astrattamente idoneo alla configurazione di un danno al familiare, tenuto conto della natura e dell’intensità del legame e di quanto e come finisca per essere alterata la vita familiare” il Giudice di prime cure aveva rigettato la richiesta risarcitoria della moglie poichè “le evidenziate conclusioni del Ctu portano ad escludere che il B. necessiti, da parte della moglie, di essere assistito ed accudito, in conseguenza dei fatti di causa, con attenzioni maggiori di quelle che non gli sarebbero già dovute in considerazione dell’età avanzata e del quadro patologico pregresso, ed all’attrice, anziana ella stessa, non possono riconoscersi significative incidenze sulla convivenza familiare”aggiungendo che“il dovere di solidarietà, di cui all’art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioninella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza”.

Facendo un corretto governo dei principi giurisprudenziali in materia la Corte d’Appello de L’Aquila ha accolto il motivo d’appello “sulla base delle risultanze della Ctu e senza necessità di ammissione della prova testimoniale per la contraddizione che non consente di definire futile e di non poco conto – anche a danno del danno riflesso del coniuge – l’offesa subita dal B. che ha determinato una invalidità permanente del 30%; ai fini del giudizio di liquidazione equitativa […] sembra congrua la determinazione in € 25.000”.

SENTENZA