I genitori hanno diritto al risarcimento del danno morale per le lesioni gravissime subite dal figlio a seguito di un caso di malasanità verificatosi presso la Asl di Trapani. Questo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile, con l’ordinanza n. 1640/2020.

I genitori di un minore avevano citato in giudizio l’Azienda sanitaria di Trapani e i medici dell’ospedale per il risarcimento del danno non patrimoniale causato dalla sofferenza per le lesioni gravissime subite dal loro figlio che, dopo essere stato ricoverato a seguito di un incidente stradale, ha perso la gamba sinistra.

La domanda di risarcimento della coppia, accolta dal Tribunale di primo grado veniva respinta dalla Corte d’Appello. La Corte respingeva la domanda per carenza di prova specifica in quanto riteneva impossibile presumere il danno soltanto alla luce delle lesioni subite dal figlio e dalla convivenza familiare. Per la Corte territoriale per accettare la richiesta dei genitori, questi avrebbero dovuto dimostrare con una specifica “prova” il danno morale subito.

La Cassazione ha stabilito che il danno non patrimoniale, consistente nelle sofferenze patite da un congiunto può essere riconosciuto quando sono presenti contestualmente due elementi fondamentali, ossia:

  • la sofferenza che può essere dimostrata ricorrendo alla prova presuntiva, tipicamente legata alla gravità delle lesioni;
  • un rapporto di convivenza strettissima, proprio del rapporto filiale.

L’ordinanza chiaramente ribadisce questo principio affermando che «il danno non patrimoniale consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di una persona lesa dall’altrui illecito può essere dimostrato ricorrendo alla prova presuntiva, tipicamente integrata dalla gravità delle lesioni – quali la perdita di un arto inferiore – in uno alla convivenza familiare strettissima, propria del rapporto filiale».

La riconosciuta fondatezza del ricorso dei genitori si basa sul principio di diritto, affermato dalla Cassazione, che la sofferenza morale può essere dimostrata anche mediante “prova presuntiva”.

Nella fattispecie in esame tali prove si devono e si possono evidentemente presumere, consistendo in “lesioni gravissime”, esitate nella perdita definita di un arto, e nella “convivenza familiare strettissima”, normalmente propria del rapporto tra genitori e figlio e che, in difetto di prove contrarie qui neppure ipotizzate, “appartengono alla regolarità delle relazioni umane.”

Sarà ora compito della Corte di Appello commisurare il valore economico del danno da riconoscere ai genitori per i quali la Cassazione ha riconosciuto la legittimità della richiesta.

Cass. civ., Ord. n. 1640/2020

 

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